Lola T70

Le ruote Marvic sono disponibili per tutte le versioni della T70 prodotte: dalla barchetta MK1, passando per la MK2 e la MK3, fino alla straordinaria MK3B.

Realizzate in lega di magnesio e ottenute tramite fusione in sabbia a gravità, sono fedeli repliche delle originali, atte a rispondere alle più alte aspettative di piloti di auto storiche e preparatori di livello internazionale.

Lola T70

Misure disponibili

Ant.

  • Mk1/Mk2 = 8″ x 15″
  • Mk III = 9″ x 15″
  • Mk IIIb = 10,5″ x 15″

Post.

  • Mk1/Mk2 = 10″ x 15″
  • Mk III = 12″ x 15″
  • Mk IIIb = 16,75″ x 15″

Colori disponibili

Nero, Contrars cut
Altri colori a richiesta

Questa automobile da competizione nacque nel ‘65 dalla matita del leggendario Eric Broadley, fondatore del prestigioso marchio britannico Lola Cars, il quale come Chapman ed altri appassionati inglesi in quel periodo, decise di progettare e costruire le proprie vetture da corsa su base Austin 7.

In autonomia, con l’intento di dominare i campionati di durata (Can-Am e 24 ore di Le Mans) e contrastare le rivali Ferrari P3 e le McLaren M1. Tutti i presupposti erano a favore di questo ambizioso progetto: in primis un costruttore esperto, appassionato ed estremamente motivato, che riuscì con le sue vetture ad attirare l’attenzione della Ford Motor Company tanto da diventare consulente per la famosa GT40, ed il supporto niente meno che del neocampione del mondo di Formula 1 John Surtees, che divenne uno dei primi piloti della T70 e favorì il suo sviluppo. Da qui un successo dietro l’altro ed una evoluzione in 4 differenti versioni, dalla barchetta Mk II (Spyder) con cui Surtees vinse il campionato Can-Am nel 1966 alla Mk IIIB, la resero sempre più performante, leggera, stabile e popolare.

Grazie alla sua agilità questo leggendario bolide, nelle sue differenti evoluzioni, si rivelò un’ottima arma da competizione nelle gare sprint ed impose "il passo” nelle competizioni nazionali ed internazionali. Oggi la T70 viene contemplata dagli appassionati con la stessa ammirazione di 60 anni fa: poter vedere dal vivo le sue linee sinuose e poter ascoltare la vigorosa sinfonia del suo propulsore V8 scalare marce in ingresso curva, fa entusiasmare noi ammiratori come nel vedere Anita Ekberg nella Fontana di Trevi. 

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